Wallace & Gromit: Le piume della vendetta – Celebrando il tocco umano
di Maria Elena Gutierrez
In "Wallace & Gromit: Le piume della vendetta" di Netflix e Aardman, l'infelice inventore Wallace (Ben Whitehead) crea Norbot (Reece Shearsmith), uno gnomo intelligente robotico progettato per aiutare il fedele compagno canino di Wallace, Gromit, con il giardinaggio. Ma l'arcinimico di Wallace, il malvagio pinguino Feathers McGraw, riprogramma Norbot per farsi aiutare a fuggire dalla custodia e riprendere la sua precedente vita criminale. Solo la tenacia di Gromit e l'eccentrica creatività di Wallace possono salvare il mondo da un esercito malevolo di gnomi e recuperare il Diamante Blu scomparso.
Diretto da Nick Park e Merlin Crossingham, questo è il secondo lungometraggio con protagonisti Wallace e Gromit, apparsi per la prima volta nel 1989 nel cortometraggio studentesco di Park "Una fantastica gita" (A Grand Day Out). In quella prima avventura, gli improbabili eroi volarono con il loro razzo fatto in casa sulla Luna alla ricerca di formaggio. In "Le piume della vendetta", sono alle prese con una questione del XXI secolo che sta facendo notizia in tutto il mondo: l'ascesa dell'intelligenza artificiale.
Le implicazioni dell'IA sono vaste e profonde. La meraviglia di questo film è che le affronta in modo non didattico e con un tocco incredibilmente leggero.
All'inizio del film, assistiamo a una sequenza esilarante che mostra tutte le folli invenzioni che Wallace usa nella sua routine mattutina: uno scivolo per farlo scendere dal letto, un marchingegno che spalma la marmellata sul toast, persino un braccio meccanico per accarezzare la testa di Gromit. Le risate continuano quando Wallace svela il suo nuovo gnomo intelligente, ma ora la commedia si sposta in un territorio più oscuro.
L'inaugurazione di Norbot avviene mentre Gromit si prende cura amorevolmente del suo splendido giardino, un magico Paradiso Terrestre pieno di rigogliosa bellezza naturale. Wallace tira fuori una grande cassa di legno che proietta un'ombra – sia letterale che simbolica – sul meticoloso lavoro di Gromit. All'interno della cassa c'è Norbot. Implacabilmente allegro, lo gnomo intelligente rinnova completamente il giardino di Gromit, trasformando le siepi organiche e fluenti in un'arte topiaria irreprensibile, decapitando con incuria un alberello appena piantato e riducendo il cuore intagliato nel cancello in un'apertura quadrata senza anima. Il risultato è un giardino geometrico che è l'esatto opposto dell'idillio organico di Gromit.
Questa sequenza d'azione bizzarra prefigura tutto ciò che segue. Cieco davanti ai pericoli della tecnologia, Wallace afferma allegramente: "Tutto ciò che dobbiamo fare è sederci e lasciare che le macchine facciano lo sforzo". Quando però Feathers McGraw riprogramma gli gnomi, Wallace impara cosa succede se si lascia che l'algoritmo prenda il sopravvento completamente.
Questo racconto ammonitore trionfa grazie allo straordinario lavoro sui personaggi, specialmente con Gromit e Feathers. Il loro successo è tanto più notevole se consideriamo che nessuno dei due parla. Quando l'arrivo di Norbot lancia una bomba metaforica sul mondo di Gromit, gli occhi espressivi di quest'ultimo comunicano la sua angoscia meglio di qualsiasi dialogo, creando un potente legame empatico tra il pubblico e quello che altrimenti sarebbe solo un pezzo di argilla senza vita. Nel frattempo, la più semplice inclinazione della testa trasforma Feathers – per il resto quasi inespressivo – in un cattivo più inquietante di Hannibal Lecter.
Gli occhi sono tutto in questo film. Mentre gli occhi di Gromit sono davvero lo specchio della sua anima, quelli del supercattivo Feathers sono perle nere prive di espressione. Quando Norbot diventa malvagio, i suoi occhi diventano altrettanto vuoti. Occhi simili sono incapaci di produrre lacrime, come invece fanno i nostri eroi nel climax del film, quando la vita di Gromit è in pericolo e Wallace sembra incapace di salvarlo. Il messaggio è chiaro: piangere significa essere umani... o canini!
Tra i personaggi secondari, il più memorabile è l'agente Mukherjee (Lauren Patel), la brillante giovane recluta della polizia che cerca di risolvere il mistero del Diamante Blu scomparso. La dinamica tra Mukherjee e l'ispettore capo Mackintosh (Peter Kay) è particolarmente efficace. Circondato da vecchie fotografie e immerso in ricordi lontani, la vita di Mackintosh è definita dal suo rapporto con il passato, un luogo dove tutto ciò che conta è già stato fatto. Al contrario, la sempre curiosa Mukherjee rappresenta un futuro incentrato sull'uomo in cui tutto è possibile.
Proprio come i personaggi guidano la storia, così l'animazione guida i personaggi. La Aardman è famosa per produrre film con splendide qualità artigianali. Con "Le piume della vendetta", il team ha superato tutto ciò che è venuto prima, combinando senza sforzo le tecniche tradizionali della stop-motion con i più recenti progressi tecnologici. Ogni minimo movimento fa avanzare la storia, rivela il carattere o suscita una risata. L'azione ampia è bilanciata da piccoli momenti di quiete, raggiungendo un ritmo complessivo vicino alla perfezione.
Scavando più a fondo, ci rendiamo conto che il film non è semplicemente guidato dal movimento: come le migliori performance di mimo, esso riguarda interamente il movimento. Durante l'inseguimento finale sui battelli, la cinepresa alterna rapidamente le azioni frenetiche di Feathers che cerca di fuggire e Gromit all'inseguimento. Con un brusco cambio di prospettiva, inatteso ed esilarante, vediamo un'inquadratura larga che mostra la realtà della situazione: procedendo a passo d'uomo, i due battelli vengono sorpassati senza sforzo da una vecchia signora che cammina con il suo cane.
Questo è solo un esempio dello straordinario uso della cinepresa e dell'illuminazione. Attraverso una fotografia magnifica, un posizionamento artistico della camera, composizioni curate e movimenti intelligenti, il direttore della fotografia Dave Alex Riddett e il resto del team Aardman si dimostrano maestri del mestiere. È altrettanto evidente un profondo amore per il cinema, con molti riferimenti divertenti a film come Matrix, Aliens, Cape Fear, The Italian Job, innumerevoli film di James Bond e persino, nella sequenza drammatica in cui un esercito di gnomi malvagi marcia fuori dalla cantina di Wallace accompagnato da un'orchestrazione militare russa del tema del film, alle opere di Sergei Eisenstein.
Questi "in-jokes" sono solo una parte dell'umorismo che pervade l'intera opera. Ricco di gag grandi e piccole, il film si affida allo humor come elemento strutturale fondamentale. La commedia è abilmente bilanciata non solo per intrattenere, ma anche per spingere la storia in avanti. Grandi momenti di slapstick siedono accanto a innumerevoli gag più piccole, da Feathers che spinge uno gnomo suonatore di cornamusa giù dal suo sottomarino, a Gromit che legge "Una stanza tutta per sé" di Virginia Woof e "Paradiso perduto" di John Stilton, circondato da carta da parati decorata con ossi di cane.
I dialoghi sono pieni di giochi di parole (che in originale spaziano dal "Gnome Improvements" sul furgone di Wallace alla rivelazione che gli gnomi possono essere riavviati usando... stivali di gomma, i "wellington boots"). In ogni momento l'umorismo è caloroso e spesso sciocco. Si può immaginare un regalo più delizioso di una tutina da Wallace, lavorata a maglia da Norbot, che replica perfettamente il tipico gilet di Wallace... in lana? Visioni ripetute riveleranno sicuramente un flusso infinito di dettagli comici sfuggiti la prima volta.
Un dettaglio che nessuno nota fino al climax del film è la teiera di Wallace. Vecchia, scheggiata, coperta di polvere, passa gran parte del tempo nascosta in bella vista sopra un armadio. Eppure c'è di più in questa icona britannica di quanto sembri. Non solo finisce per giocare un ruolo fondamentale nella storia, ma simboleggia anche quanto Wallace sia stato sedotto dalla tecnologia. Quando le sue invenzioni iniziano a guastarsi, Wallace è costretto ad abbandonare la sua meravigliosa macchina per il tè e ricorrere ai metodi vecchio stile. Preme ripetutamente il dito sul coperchio della teiera, aspettandosi che si apra automaticamente, prima di metterla da parte con il grido frustrato: "È rotta".
Alla fine del film, Wallace e Gromit si godono tazze di tè fresco preparato nel modo tradizionale... nella teiera. Questo semplice atto di redenzione rassicura il pubblico sul fatto che Wallace ha compreso i propri errori. Wallace ha anche riconvertito il "Pat-o-Matic" per aiutare Norbot con il giardino, che è stato ora riportato alla sua antica gloria. Questo lo lascia libero di compiere l'atto che simboleggia la sua rinascita spirituale: accarezza il cane con la sua stessa mano.
Che modo perfetto per concludere "Le piume della vendetta". Dopo aver visto il malvagio Feathers McGraw scomparire in un classico tramonto cinematografico, proviamo pura gioia nel vedere i nostri eroi animati riscattati e premiati. Tutto in questa conclusione è profondamente soddisfacente, quanto l'intero film che abbiamo appena apprezzato.
Nulla va sprecato in un film Aardman, e questo è tra i migliori della loro produzione. È una gioiosa sinfonia di luce, suono e movimento, resa ancora più miracolosa dalla sua perfetta miscela di dedizione umana e tecnologia all'avanguardia che solo esseri umani sensibili possono concepire e utilizzare. Come dice Wallace celebrando quel tocco umano insostituibile: "Ci sono alcune cose che una macchina non può proprio fare".
La dott.ssa Maria Elena Gutierrez è CEO e direttrice esecutiva della VIEW Conference, la principale conferenza annuale italiana sui media digitali. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Stanford University e una laurea presso la University of California Santa Cruz. La VIEW Conference si impegna a portare una diversità di voci in primo piano nell'animazione, negli effetti visivi e nei giochi. Per ulteriori informazioni sulla VIEW Conference, visitare il sito ufficiale: http://viewconference.it
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